Manifesto

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DeadMeat

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Una sinossi dell'opera, una lettera d'intenti e un chiarimento, se a qualcuno interessasse davvero andare oltre all'apparenza.

Dilige et quod vis fac
Ama e fa' ciò che vuoi.

(S.Agostino da Trattato sulla prima epistola di Giovanni)

Ci si stanca a cercar sempre il riposo.
Il dolore e il piacere si alternano come la luce e l'ombra.
Un sorriso può aggiungere un filo alla trama brevissima della vita.

(Vita e Opere di Tristam Shandy, L.Sterne)

Non è ancora dato capire perché Dio quando creò l'uomo ne fece Uno molto più stupido dell'Altra.

Escùsame Ricardo, ho sbagliato, ma non sono mai riuscito a resistere alla tentazione di mettere le ultime dos cartes sopra el castelo lanciandole como un lanciadores de colteli.
(Me medesimo, in un paio di momenti di lucidità)

Se mi viene data una formula, e io non ne conosco il significato, non può insegnarmi nulla. Ma se so già cosa significa, che cosa può insegnarmi quella formula?
(S.Agostino da De Magistro, X, 23)

Tutte le Scritture sono state scritte per questo: perché l'uomo capisse quanto Dio lo ama e, capendolo, s'infiammasse d'amore verso di lui.
(S. Agostino da De catechizandis rubidus, 1,8)

Prime scuse :)

Quando si fa una cosa del genere è necessario prima di tutto scusarsi. Poi chiarirsi. E poi raccontare alcune cose. In questo specifico caso mi sento costretto a saltare tutta, o quasi, la prima parte.
Perché sono sicuro che chi vorrà capire capirà e chi non vorrà capire, ovviamente, non capirà.
Io sono cristiano. E non sono di sinistra. Non almeno nel senso italiano del termine. :)
E provo una sensazione di timoroso rispetto tutte le volte che pronuncio la parola Cristo.
Lui è il Modello. Non scherzo. Nella mia via di pseudo-intellettuale, nessuno più di Cristo è per me fonte di ispirazione. Credetemi. In quello che vedete non c'è nessuna critica nei confronti del cristianesimo. Nessuna. Ho solo usato il valore simbolico della crocefissione del Cristo: l'espiazione delle colpe del genere umano, per raccontare qualcosa di diverso.
Quindi chiedo scusa se qualcuno dovesse sentirsi offeso. Non era mia intenzione.

Guy Debord, i situazionisti, ovvero il contesto fa l'opera. La professoressa di storia dell'arte me lo diceva sempre.

Siamo a Pitti. Ecco la verità. Siamo a Firenze. In una fiera dell'abbigliamento.
Qui si vendono e vestiti. E noi, tra le altre cose, vendiamo proprio vestiti. Il fatto è che non mi andava di portare le mie cose in mezzo a queste altre millecinquecento. Non mi andava di portare dei vestiti. Avevo voglia di parlare ad un pubblico diverso da quello snob, con la puzza sotto il naso che va in galleria con aria annoiata a fare presenza quando c'è un happening. Perché sono pop.
E forse un po' coglione.

Sulla Provocazione

Voglio però fissare anche altri punti cardinali: la provocazione nel mondo dell'arte è qualcosa di talmente vieto e scontato da spingermi a pensare che ormai non si possa nemmeno più definire tale.
Graffiti Art sovversiva, Cattelan pigliaperilculo, Santiago Sierra, Wim Delvoye, i fratelli Chapman, Damien Hirst. Senza parlare di Manzoni che più di cinquantanni fa inscatolò la sua merda.
Io, noi tutti, ne abbiamo sinceramente abbastanza di provocazione.
E' allora perché questo?

Nel mezzo del cammin...

Perché ho il cuore spezzato. E le lacrime agli occhi. Perché amo il mio paese.
Perché sono un presuntuoso. Perché cerco di essere coerente a me stesso. Perché amo le persone che condividono la mia nazione, siano esse italiane di nascita o meno.
Perché dieci anni fa, quando ero uno studente di sedici anni al liceo classico L.A. Muratori di Modena, sentivo già alcuni miei compagni di scuola dire: - Beh, i miei Lo votano perché Lui ce l'ha fatta, lui è l'uomo più potente e ricco e di successo d'Italia; se ce l'ha fatta per sé, figuriamoci cosa potrà fare per l'Italia -.
In quegli anni Tangentopoli gettava con incredibile vividezza la sua ombra grassa su...
E io potevo ancora vedere mio padre versare una lacrimuccia quando veniva citato Craxi.
I tempi dei grandi statisti: Gramsci, De Gasperi, Togliatti erano lontani.
Il benessere aveva reso il necessario superfluo e il superfluo, beh, fondamentale.

Scopare

Ecco: adesso le cose sono molto diverse. - Ecco una battuta con cui si potrebbe aprire un film dei fratelli Coen -. Ecco: adesso le cose sono molto diverse.
Tremonti dice che la crisi deve ancora finire. A Palazzo le cose si fanno e non si sanno. Al popolo italiano della mia generazione (ho 26 anni) interessa andare in discoteca, bere, bere tanto, “andare a figa”, comprare una mini a rate per meglio andare a “vedi punto n°2”, andare a fare l'aperitivo, fare shopping, diventare famoso, andare in televisione, diventare calciatore o velina, guardare uomini e donne, Grande Fratello e sopra ogni altra cosa andare su FB....andare su Facebook.

Facebook e i cazzi degli altri

Per farsi i cazzi degli altri. Per vedere la foto dell'amico figo, dell'amica figa, che ha fatto un viaggio esotico figo in un posto, beh, figo. Speriamo che le foto sul suo profilo non siano private.
E Mark Zuckerberg ringrazia.
E la politica italiana ringrazia.
Su Facebook ognuno ha la sua televisione. Ognuno conduce il proprio programma in diretta.
Viaggi, avventure, poesie, riflessioni, aforismi, citazioni, film, musiche: profili che raccontano una vita intera, opportunamente aggiustata agli angoli, proiettata con una coscienza critica direttamente proporzionale alle ore di televisione che hai visto da quando sei nato. Perché se sei stato un telespettatore fedele negli anni '80, conosci i trucchi fondamentali dell'arte della “proiezione della propria immagine mediatica”. E se sei bravo a gestire la tua immagine, questo, freudianamente, darwinianamente, reaganianamente, vuol dire una cosa (che il nostro premier ci ricorda sempre):
farai su molta più figa. Avrai più potere. Avrai più figa. La politica italiana ringrazia.
L'Italia un po' meno.

Tanto le cose non cambiamo. Meglio drogarsi

“Io non vado a votare! Tanto non cambia niente. Tutto il sistema è marcio!”
Ecco una frase che mi capita di sentire sempre più spesso quando vado a bere una birra “al bar”.
Noi sappiamo e NON sappiamo. La politica di Palazzo: quello si allea con quello che poi fa la pace con quello e si allea con quell'altro, che poi si ravvede e fa un passo indietro, nega tutto e si allea con quell'altro e punta il dito contro il primo. Il primo che dalla sua era sempre stato coerente si dice – Perché devo essere l'unico scemo? E, divenuto di colpo pragmatico, si allea con il terzo e fa la guerra al primo e al secondo che nel frattempo è diventato un fedele alleato del terzo. E noi, intanto, stiamo a vedere.
E nascono i partiti popolari. I politici impugnano il fucile, i comici il manifesto del proprio nuovo partito e io...io guardo. E scrivo.

Drive In, il cortigiano e il paninaro di S.Babila

No! Non farò demagogia. Ma vi mostrerò il corpo martoriato del nostro elettorato, cresciuto a pane e televisione, educato dai modelli di Mediaset, da Greggio e Iacchetti, dal Drive In, da Buona Domenica, dai film in prima serata con Arnold “Spacco tutto e poi divento governatore della California” Schwarzenegger, da Bim Bum Bam, dai telefilm americani a base di famiglie perfette, poliziotti perfetti e bagnini perfetti. Vi mostrerò la rabbia di un cittadino che vede gli ultimi mesi di agonia di un uomo, le cui colpe sono le stesse tanto dell'elettorato che lo vota, quanto di quello che si professa fieramente di sinistra.

Neoliberismo e Alfonso Signorini come intellettuale organico gramsciano

"Non esiste la società, ma la famiglia" M. Tatcher La verità è che QUELLI COME ME STANNO BENE, HANNO la pancia piena, SONO individui individualizzati, soli, concentrati su SE stessi e della collettività se ne possono SBATTERE. GUARDANO LA TELEVISIONE e ASPETTANO il momento in cui LO manderanno a morte, senza nemmeno pensarci troppo. Il mostro che ha tentato in tutti i modi di cambiare la Costituzione. Quel mostro che ci ha cambiato, in 25 anni, dall'interno. [...] Un'altra verità è che molte delle persone a cui mi rivolgo stanno troppo bene per sentire la necessità di fare qualcosa per il proprio paese. Ma ci sentiamo male dentro, terribilmente soli, costantemente in gara con noi stessi e con gli altri e se ciò che sta oltre il nostro giardino non ci interessa è solo per egoismo, che poi alla fine è una forma di paura, di incapacità di stare bene, una specie di mancanza di equilibrio cronica.

Beh, se fate questo con l'opera che vedete in alto, ne rimarrete offesi, la troverete stupida, inutilmente provocatoria, fuori luogo. Se invece siete dei lucidi osservatori di ciò che vi circonda, forse troverete quanto avete letto scontato, demagogico, banale; ovvio. E forse lo è. E per tutti gli altri spero invece possa essere quantomeno utile.

Neocon e posizione schizoparanoide infantile

Un'altra verità – l'ennesima verità talmente vieta e scontata da essere un luogo comune (D.F.Wallace mi ha però insegnato che i luoghi comuni sono tali perché contenitori di grandi forme di saggezza universale)- è che siamo sempre di fretta, apriamo mille finestre sul nostro computer, non sappiamo più leggere, non analizziamo più le cose. Ci fermiamo alla superficie.
Beh, se fate questo con l'opera che avete di fronte, ne rimarrete offesi, la troverete stupida, inutilmente provocatoria, fuori luogo. Ma non è così. Davvero...



Giovanni Battista De Pol, Dead Meat
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